Storia Femdom: Compatibilità professionale

(Femdom, consensuale, whipping)

Un uomo e la sua capo ufficio. Una punizione corporale esemplare. Sarà sufficiente per “raddrizzarlo”?

Compatibilità professionale

By Maurizio Wylder

In un ufficio dall’aspetto elegante si svolge una strana scena. Un uomo è piegato a novanta gradi sulla scrivania, pantaloni calati sulla caviglie così come le mutande. La camicia è sollevata per lasciare il sedere scoperto. Dietro di lui sta in piedi una donna vestita in un elegante tailleur grigio. Nelle mani un frustino che unito all’espressione severa le dava un aspetto pericoloso.
Lui: La prego Signora mi perdoni.
Lei: Perdonarti? Certo, ti ho già perdonato. Ma comprenderai che non posso lasciare una mancanza grave impunita. Lo sai, no?
Lui: Si signora. Ma per una volta non potrebbe soprassedere?
Un sorriso sarcastico si formò sul viso di lei.
Lei: Sopra il sedere? Certo, sai che amo accontentare i miei subalterni.
Lui si zittisce rassegnato. La donna invece sta visibilmente assaporando il momento. Fa due passi lenti in avanti posizionandosi alla sinistra di lui, a pochi centimetri dal sedere nudo. Lui la guarda di sottecchi visibilmente nervoso. Lei solleva lentamente il braccio lasciando che lui la guardi e che si prepari al colpo. Un sibilo taglia l’aria seguito da un poderoso schiocco quando il frustino colpisce spietato la pelle di lui. Un urlo riempie la stanza. La donna si morde eccitata il labbro inferiore laccato di rosso. Dopo qualche secondo segue un altro colpo e un altro urlo. Ancora e ancora il frustino colpisce la morbida pelle dell’uomo. Nessuno dei due tiene il conto dei colpi. La mente di lui è riempita dal dolore e dal tentativo inutile di alleviarlo tendendo i muscoli dei glutei e stringendo con forza il bordo della scrivania. La mente di lei è riempita dal piacere intenso che il dominare un uomo e provocargli dolore le dona. Il culo di lui diviene rosso, poi in alcuni punti violaceo. Il braccio di lei sembra instancabile e continua ad abbattersi a piena forza in una cadenzata e interminabile pioggia di colpi. Alcune gocce di sangue cominciano a fare capolino. Solo ora la donna si ferma ansimante. Guarda soddisfatta il risultato della propria fatica, quel culo completamente rosso e viola con striature sanguinolente. E’ sudata ma la sensazione di bagnato che ha tra le gambe non è certo dovuto a quello. L’uomo non urla più ma singhiozza sommessamente.
Lei: Ora copriti e torna al lavoro. Rifai quella merda di rapporto che mi hai portato e vedi di farlo bene questa volta. Sai già che se ne hai bisogno puoi trovare della crema per il tuo culo nell’armadietto dei medicinali nel bagno.
L’uomo si alza lentamente dalla scrivania. Muoversi gli causa fitte di dolore alle natiche. Con molta attenzione si solleva le mutande e i pantaloni. Le lacrime gli segnano ancora il viso. Senza dire nulla fa per muoversi in direzione della porta.
Lei: Un attimo!
La donna si avvicina all’uomo fino a sfiorarlo con il proprio corpo. Lo fissa negli occhi con lo sguardo inteso che viene dato dall’eccitazione. Per un attimo sembra un’amante infuocata dalla passione pronta a baciare il suo uomo. Poi l’espressione di lui da spaurita cambia in quella di dolore intenso. Lei gli ha afferrato la patta dei pantaloni e ora stringe con tutte le sue forze. Nonostante il dolore le mani dell’uomo restano immobili lungo i fianchi senza nemmeno accennare ad una difesa, sa troppo bene che sarebbe solo peggio. Il viso di lei è un mix di divertimento ed eccitazione. Dopo una decina di interminabili secondi la donna lo lascia andare.
Lei: Come si dice?
Lui: Grazie Signora.
Lei: Ora puoi andare.
L’uomo piegato in avanti per il dolore ai testicoli si dirige alla porta camminando buffamente. La donna lo segue a breve distanza e appena l’uomo esce chiude a chiave la porta. Torna veloce alla sua poltrona dirigenziale dietro la scrivania. Si solleva la gonna scoprendo due cosce perfette, velate da eleganti calze sorrette da un altrettanto elegante reggicalze. Si siede sulla poltrona, allarga le gambe e si infila la mano nelle mutandine di seta iniziando a masturbarsi freneticamente, troppo eccitata per trattenersi. Dopo pochi secondi esplode in un orgasmo potente che la lascia sfinita. Nel frattempo l’uomo si dirige in bagno. Prende dall’armadietto dei medicinali l’ormai familiare crema lenitiva e si chiude dentro. Si abbassa i pantaloni e di posizione davanti al grande specchio sopra il lavandino per guardarsi le natiche. Le mutande sono macchiate di sangue. Abbassandole scopre la pelle del sedere era violacea e gonfia in parecchi punti. L’uomo si siede sul water lasciando partire un sibilo di dolore quando il suo peso schiaccia il sedere sulla tavoletta. Si afferra il cazzo duro come il marmo e inizia a masturbarsi furiosamente. Dopo poco uno schizzo denso e copioso parte verso il soffitto. L’uomo si lascia andare un attimo esausto, poi si ricompone e si alza per spalmarsi la crema sul sedere dolorante.
Passano due settimane. L’uomo arriva in ufficio e si dirige nel proprio ufficio. Sulla scrivania nota uno nuovo fascicolo dall’aspetto corposo. Lo apre. Dentro c’è una pila di carte, a occhio un centinaio di fogli. Sopra alla pila un post-it della capo ufficio. Il foglietto recita: “Leggi tutto e preparami un rapporto esaustivo per le 11.00. Non un minuto di ritardo!”. L’uomo guarda l’orologio: nove e cinque. Meno di due ore per leggere tutto e stilare il rapporto, è quasi impossibile fare un buon lavoro pensa. La capo ufficio le stava tirando una trappola, era in vena di punizioni. L’uomo rifletté. Forse se ci avesse dato dentro senza sprecare un minuto ce l’avrebbe fatta. Appoggiò la giacca sulla poltrona, guardò il fascicolo sulla scrivania, sorrise. Prese dal cassetto la chiavetta della macchinetta del caffè e uscì per concedersi una lunga pausa.
Fine

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