Storia Femdom: Una festa speciale

(Femdom, fisting, non consensuale, incesto)

ESTREMO! Un ragazzo si risveglia nel doungeon di una dominatrice legato ed imbavagliato. Subirà un trattamento estremo senza potersi sottrarre fino alla scioccante rivelazione finale.

Una festa speciale

By Maurizio Wylder

La donna sollevò la mano destra guantata. Il lattice nero era aderente come una seconda pelle e risaliva sul braccio fino sopra il gomito. Immerse le dita della sinistra, ugualmente guantate, in un vasetto di gel lubrificante per prenderne una generosa quantità ed iniziò a spalmarlo sulla destra tenendola sollevata davanti al viso. La donna si guardava la mano come ipnotizzata da quel gesto, la mano sinistra che spalmava il gel sulla destra. Un lieve sorriso ed una espressione perversa anticipazione le si disegnò sul viso. Spalmò il gel sulle dita, poi sul palmo e sul dorso, sul polso. Poi prese dell’altro gel dal vasetto posto sul tavolo degli strumenti e riprese a spalmare l’avambraccio su fino al gomito. Attorno agli occhi perfettamente e pesantemente truccati, le poche rughe d’espressione, uno dei pochi indizi che svelavano un’età non più giovanissima, si accentuarono mentre il sorriso diveniva un ghigno soddisfatto. Guardava la sua mano e tutto l’avambraccio lucidi sotto la luce tenue della sua sala delle torture. Si voltò lentamente verso destra dove un giovane ragazzo la guardava con occhi sbarrati, il viso che mostrava sgomento, paura e incredulità. Avrebbe voluto domandare che succedeva, perché era stato legato, nudo, su quella specie di lettino ginecologico, con le gambe sollevate sui supporti e bloccate con pesanti cinghie di cuoio. Avrebbe voluto chiedere da dove venivano le manette che gli bloccavano i polsi alle gambe metalliche del lettino. Avrebbe voluto chiedere da dove veniva tutta la roba che vedeva intorno a se. Fruste di ogni genere, falli di dimensioni normali e altri di dimensioni equine. Strumenti d’acciaio di ogni forgia dei quali non riusciva ad immaginare l’utilizzo ma che per qualche motivo lo terrorizzavano. Un armadio aperto con vestiti di pelle e latex, scarpe e stivali dai tacchi altissimi e incredibilmente sottili. Avrebbe voluto chiedere, ma il bavaglio a palla che gli era stato forzato in bocca mentre era svenuto gli consentiva solo di grugnire. La donna lo guardava con un ghigno soddisfatto mentre la mano sinistra continuava a spalmare il gel su e giù dalla mano all’avambraccio in un movimento che ora serviva solo per fare intuire al ragazzo cosa stava per avvenire. Gli occhi della donna si spostarono dall’espressione sgomenta del ragazzo giù al suo stretto orifizio anale completamente esposto e indifeso. Lo guardò vogliosa per qualche secondo, quanto bastava al ragazzo per capire dove stava guardando, e poi tornò a fissarlo negli occhi. L’espressione del ragazzo cambiò mentre la verità su quel che stava per succedere si faceva strada nella sua mente. L’espressione smarrita e sgomenta si mutò in terrore incredulo. Non poteva. Non era possibile che lei gli volesse fare quello. Non era immaginabile. Quale tremenda perversione era quella? La donna lo fissò mentre lentamente chiudeva le dita in un pugno. Il ghigno si accentuò in una espressione di pura perversione mentre la mano sinistra spalmava il gel lubrificante sul pugno chiuso. Il ragazzo iniziò a scuotere la testa negando a se stesso quello che quel gesto poteva significare, non poteva essere che lei gli volesse infilare il pugno chiuso nell’ano, non era possibile. Come se lei gli avesse letto nel pensiero lo guardò e annuì lentamente. La donna lo guardò mentre il terrore prendeva il ragazzo che iniziò a piangere e questo la fece scoppiare in una fragorosa risata che spaventò il ragazzo ancora di più. Lei si avvicinò a lui lentamente, un passo alla volta, gustando il terrore nel viso del ragazzo che aumentava ad ogni suo passo. Lui la guardò spostando lo sguardo su e giù sul corpo di quella donna che stentava a riconoscere. Sotto i capelli neri a caschetto c’era un viso famigliare ma era coperto dal trucco aggressivo, un trucco che non le aveva mai visto prima sul volto. Intorno al collo aveva un collare coperto di punte d’acciaio. Le spalle e il decolté erano nudi, il seno generoso era sollevato da un corsetto di lattice nero che le stringeva la vita accentuando i fianchi. Dal corsetto scendevano dei reggicalze che sostenevano lucide calze di lattice nero. In mezzo ai reggicalze faceva bella mostra di se la fica nuda e completamente depilata della donna. Le labbra della fica erano lucide e aperte e il clitoride gonfio faceva capolino. Era eccitata al massimo e il suo corpo lo mostrava apertamente. Le gambe perfette finivano in lucidi stivali di lattice dai tacchi altissimi, incrementati dalle zeppe di sette centimetri. Il ragazzo non lo poteva vedere ma i ventidue centimetri di tacco erano quasi interamente di metallo e incredibilmente sottili. Intorno alla punta di entrambi vi era del sangue rappreso, ricordo di uno degli ultimi clienti della donna. Per lei era stato molto piacevole calpestare il petto di quell’uomo premendo sui tacchi fino a bucargli la pelle. Le sue urla erano state così eccitanti. Lo aveva bucherellato su quasi su tutto il corpo che era coperto di sangue quando alla fine si mosse per il gran finale. Si posizionò su petto dell’uomo, dando le spalle alla sua faccia, e pose i tacchi sopra le punte dei capezzoli. Lui scosse la testa “No, questo è troppo.” Aveva detto spaventato ma lei lo ignorò. Una volta iniziato non c’erano safe-word o altro che la potessero fermare, era questo l’accordo. Lei si mise la mano sulla fica fradicia e iniziò a masturbarsi davanti agli occhi dell’uomo mentre iniziava ad aumentare la pressione sui tacchi. Ci volle molto poco per costringere l’uomo a lamentarsi, un po’ di più per farlo urlare. Ma era ancora a solo la metà del peso che poteva spostare su quei punteruoli e non si sarebbe fermata per nulla al mondo. Le sue dita entrarono nella vulva e gocce di umori vaginali scorsero su di esse per cadere sul petto devastato dell’uomo. La pressione dei tacchi aumentò e aumentò. L’uomo scuoteva la testa a destra e sinistra mentre urlava il suo dolore. La donna mugolava di piacere assorbendo tutta quella pena e usandola per alimentare la sua lussuria. Ma non le bastava. I tacchi continuarono a premere sempre più forte. Lei poggiò la mano libera sul muro vicino per tenere l’equilibrio mentre sollevava la punta degli stivali per mettere tutto il suo peso sugli stiletti che ormai erano per buona parte fuori dalla vista. L’uomo tese i muscoli delle braccia per poter afferrare le caviglie della donna e sollevarle ma i polsi erano bloccati a terra da grosse cinghie di cuoio, così come il suo collo e le sue gambe. Nessuno poteva scappare da sotto i piedi di quel demone fatto donna. Lei aumentò il ritmo delle dita nella fica mentre iniziava a ruotare i tacchi nei capezzoli dell’uomo traendo da lui urla disumane. Infine si sentì un lieve pop e la donna avvertì i tacchi affondare di colpo di un buon centimetro. Aveva bucato la pelle e i tacchi erano penetrati nella carne. L’uomo lanciò un urlo agghiacciante e lei raggiunse l’orgasmo mentre continuava a ruotare i tacchi per causare il maggior dolore possibile. Quando infine, soddisfatta, si fermò guardò dietro di se la faccia dell’uomo appena cosciente, dalla bocca gli usciva un rivolo di saliva. Lei rise e lentamente sollevò un tacco. Il capezzolo si sollevò insieme e la donna dovette sollevarlo di più per far sì che la pelle scivolasse via dal tacco. Un ulteriore urlo venne dall’uomo e un altro quando lei sfilò anche il secondo tacco dal foro nel capezzolo. Fu l’ultima goccia, gli occhi dell’uomo ruotarono all’indietro e svenne. Un’ora di calpestamento, questo le aveva chiesto e questo lei gli aveva dato. Solo che questa donna non conosceva il termine moderazione e l’uomo non poteva immaginare che quella bellissima Pro-Domme era la più sadica sul mercato. Così un piacevole diversivo su cui fantasticare durante la masturbazione divenne l’incubo della vita di quello sprovveduto poveraccio. Lei lo aveva intuito che l’uomo non fosse uno dei masochisti estremi che di norma si rivolgevano a lei, ma ben lungi dall’avvisarlo del pericolo si era goduta ogni secondo di quella brutale tortura. Ora la stessa donna leggeva il terrore negli occhi del ragazzo legato ed imbavagliato difronte a lei e la sua fica era fradicia come mai prima. Lei sapeva bene che lui non era un masochista. Non era nemmeno un sub o un feticista. Niente di tutto questo. Era un ragazzo normalissimo che a malapena aveva baciato qualche ragazza e che non immaginava neppure cosa fosse il feticismo o il BDSM. La donna lo guardava e pregustava ciò che stava per fare. Guardò lo stretto buchetto vergine e lo immaginò dilatarsi fino a rompersi e sanguinare e inconsciamente si passò la lingua sulle labbra. Non voleva correre, aveva tutto il tempo e voleva gustarsi questo momento tanto atteso fino in fondo. Mai era stata così eccitata. Mai la sua fica aveva colato tanti umori da farle sentire l’interno delle cosce fradicio. Il latex era stato un’ottima scelta, il nylon si sarebbe bagnato e sarebbe stato volgare. Lei odiava sembrare volgare. Il suo abbigliamento, il suo trucco, le sue calzature, tutto doveva essere perfetto. Lei era una Dea. La Dea del Dolore e del Tormento. E ora, finalmente, quel ragazzo davanti a lei l’avrebbe scoperto. Arrivata di fronte a lui, tra le sue gambe sollevate e dilatate al massimo, lo guardò in viso con il braccio lubrificato di fronte a se, con il pugno chiuso e la sinistra che afferrava il polso. Lei lo guardò per qualche secondo godendosi ancora la sua paura e le lacrime. Era ancora come un ragazzino. Infine parlò per la prima volta da quando lui si era svegliato dal sonno indotto dal sedativo. “Hai capito cosa sto per fare?” La voce di lei era calma e profonda, quasi gentile. Lui che ancora non voleva credere che lei stesse per fargli questo scosse la testa lentamente. “Bugiardo!” lo accusò lei e lo colpì con un manrovescio a pugno chiuso. Il ragazzo sentì sapore di ferro in bocca e capì che stava sanguinando da un labbro. Le lacrime aumentarono. Come poteva. Come poteva proprio lei fargli questo. “Vedi caro, non mi piace che mi si menta. D’ora in poi se mentirai verrai punito.” Detto questo si girò di lato e prese da un piccolo carrellino coperto di attrezzi dall’aria crudele due mollette a coccodrillo. Erano piccole ma la molla al loro interno era durissima e i dentini affilati. La donna si girò di nuovo verso il ragazzo e applicò i coccodrilli alle punte dei capezzoli. L’urlo del ragazzo riempì piacevolmente le orecchie della donna nonostante fosse soffocato dal bavaglio a palla. La fica le si bagnò ancora di più. Avrei dovuto farlo prima pensò tra se e se. Se avessi saputo quanto sarebbe stato eccitante lo avrei fatto molto prima. Lei attese che le urla di lui si fermassero, poi prese un altro coccodrillo, lo aprì e inserì uno dei due becchi dentati nell’uretra del ragazzo. Prima di lasciare andare lo guardò negli occhi, lasciò il coccodrillo che si chiuse addentando la cappella del ragazzo nella parte più delicata e sensibile. Un altro urlo soffocato si levò in aria e lei lo bevve come fosse puro nettare. Quando di nuovo il ragazzo rouscì a calmarsi nonostante il tremendo dolore ai capezzoli e al pene, lei riprese. “Allora, hai capito cosa sto per farti?” domandò. Questa volta il ragazzo annuì. “Bene, ma tanto per la cronaca. Tra poco ti ficcherò la mano nel culo sfondandotelo senza pietà. Poi chiuderò il pugno dentro e ti fotterò con tutto il braccio su fino al gomito. Andrò avanti fino quando non sarò esausta e ti assicuro che non sarà presto. Alla fine ti strapperò fuori il pugno chiuso dal culo e ci ficcherò un butt-plug ancora più grosso che rimarrà dentro per tutta la notte. Prima di una settimana riuscirò incularti con il piede fino alla caviglia, ci puoi giurare.” Il ragazzo la guardò con occhi spalancati e poi iniziò a supplicare ma dal bavaglio uscirono solo suoni incomprensibili. “Vedi caro, ” continuò lei accarezzandogli il cazzo dolorante con mano sapiente “forse non lo sai ma io sono una sadica e sono stufa di quegli sfigati che pagano per farsi fare male. Voglio uno schiavo a cui non piaccia il dolore e trasformarlo nella mia pain-slut. Tu sarai la mia pain-slut a partire da oggi. Non sai da quanto aspettavo questo giorno. Ti guardavo e pensavo che sarebbe arrivato il momento. Ora è arrivato e nessuno ti può salvare.” Mentre la donna parlava mise la mano a cuneo in fronte allo sfintere del ragazzo e iniziò a spingere. Gli occhi di lui si allargarono ulteriormente. “Ti farò tanto male. Tantissimo. E godrò come una vacca nel fartelo. I tuoi giorni futuri, il resto della tua vita, saranno un inferno. Ti torturerò in ogni modo immaginabile e anche in molti modi inimmaginabili.” Lei appoggiò il bacino al gomito e usò il peso del corpo per spingere la mano più forte. Le prime quattro dita ora erano dentro fino alle nocche e il ragazzo mugolava per il dolore sotto il bavaglio. “Non ti risparmierò nulla, sarò più crudele che mai, più crudele che con ogni altro. Le tue suppliche mi faranno solo bagnare la fica ancora di più.” Ora l’intero palmo della mano era dentro e il ragazzo strillava sotto il bavaglio. “Ti ficcherò aghi incandescenti sotto le unghie, ti brucerò la faccia con le sigarette, ti trapasserò le mani con i miei tacchi, ti bastonerò le piante dei piedi fino a farle sanguinare.” Ora anche il pollice era dentro e la donna stava spingendo con tutta la sua forza per entrare con tutta la mano. Il ragazzo torceva il collo avanti e indietro, a destra e a sinistra. Tirava con tutte le sue forze per liberarsi le mani ma riuscendo solo a farsi ulteriormente male. “Ti appenderò per le palle, ti prenderò a calci in faccia con gli stivali a punta. Ti salterò sulla pancia atterrando sui tacchi. Ti farò passare le notti legato in posizioni assurde e dolorose. Renderò ogni secondo della tua vita pieno di dolore.” Finalmente con un ultimo colpo di reni contro il gomito la mano della donna penetrò nel culo del giovane fino al polso. “Ah! Ci siamo.” Il ragazzo sentì le dita muoversi nel suo intestino e chiudersi in un pugno. Il dolore era il peggiore che avesse mai provato in vita sua ma era chiaro che era solo iniziato. La sensazione di essere pieno all’inverosimile lo colse e inconsciamente iniziò a spingere per defecare. La donna sfruttò l’occasione e ricominciò a spingere. Poi tirare, poi spingere e poi tirare. Ogni volta il polso entrava un po’ di più e ogni volta il dolore del ragazzo aumentava. “Ti piace, eh? Ti piace il mio pugno nel culo.” Disse la donna sorridendo sadica. “Dillo che ti piace. Dillo!” Il ragazzo scosse la testa con forza negando. “Sei uno stupido, se non ubbidisci vieni punito. Non lo sai?” Lei usò la mano libera per prendere il coccodrillo che addentava la cappella del ragazzo e lo strappò via senza aprirlo. Il dolore fu incredibile e tutto il corpo del ragazzo sobbalzò sul lettino. Dall’uretra iniziò ad uscire del sangue. “Non mi piace che mi si disobbedisca. Ora ammettilo. Ammetti che ti piace essere fistato nel culo.” Il ragazzo aveva recepito la lezione e annuì con forza cercando di dire mi piace, mi piace attraverso il bavaglio. “Bene, vedi che quando vuoi sei capace di obbedire? Ora supplica di essere fistato più forte e più a fondo.” Con gli occhi pieni di lacrime il ragazzo mugolò qualcosa sotto il bavaglio. “Se melo chiedi così gentilmente come faccio a rifiutare?” e detto questo la donna spinse con tutta la forza e tutto il suo peso continuando fino a quando tutto l’avambraccio non fu dentro il culo del ragazzo. Quindi lo estrasse velocemente sino al polso e lo spinse di nuovo dentro tutto. Ogni spinta era più facile e ognuna era più veloce della precedente. “Ti rompo il culo schiavo bastardo. Ti spacco tutto!” Diceva la donna mentre continuava a fistare il ragazzo sempre più veloce. “Lo senti? Lo senti che male che ti fa? Ho solo iniziato con il tuo culo.” Ora il braccio della donna entrava e usciva come il pistone di una locomotiva. Il guanto di lattice era coperto di sangue e una piccola pozza si era formata anche sul pavimento. La faccia del ragazzo era di dolore e angoscia. Le sue urla erano continue e si sarebbero sentite a grande distanza senza il bavaglio. Dopo un tempo interminabile per il ragazzo la donna non cela fecce più a resistere e si ficcò due dita della mano libera nella fica e mentre continuava a fistare brutalmente il ragazzo, godette urlando di piacere. A quel punto si fermò, con il braccio tutto dentro il culo di lui ben oltre il gomito. Stette ferma per qualche secondo recuperando le forze e poi guardò la faccia di lui con un ghigno sadico. Lui capì e scosse la testa nel tentativo di fermarla. Lei lo ignorò e di colpo estrasse il braccio tenendo il pugno chiuso. Un urlo tremendo seguì il movimento e un fiotto di sangue eruttò dall’ano devastato dal pugno. La donna guardò il buco del culo devastato, completamente aperto e incapace di richiudersi dopo il brutale trattamento subito. Era visibilmente soddisfatta. Prese dal carrellino un butt-plug poco più largo del suo pugno e usando tutte le sue forze lo conficcò nel culo del ragazzo ottenendo un altro magnifico urlo per le sue orecchie. Si sollevò e guardò il ragazzo che singhiozzava sul lettino. “Eh stato magnifico, non trovi? Ora riposati pure che domani sarà una giornata dura. Molto dura.” Prese il coccodrillo che aveva strappato dal pene del ragazzo e lo rimise nella stessa posizione ottenendo un nuovo urlo soffocato. Si voltò e si diresse all’uscita del suo doungeon. Prima di arrivare alla porta girò la testa sopra la spalla per guardare verso il ragazzo “Ah… dimenticavo. Buon diciottesimo compleanno figlio mio.” E uscì chiudendo la pesante porta d’acciaio dietro di se.

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